Tra i plessi scolastici dell’Istituto comprensivo “Leonardo Sciascia” allo Zen 2, quartiere tra i più problematici di Palermo, l’associazione Handala, cinque anni fa ha ripensato quattro aule della struttura, vuote e in disuso, creando le “Officine Zen”. Uno spazio di progettazione e creatività, che ha visto protagonisti le studentesse e gli studenti di scuola media, coinvolti in orario curriculare, in attività artigianali e creative, di serigrafia, falegnameria e sartoria, fotografia e video, condotte da esperti.
L’obiettivo è ben più “alto” che quello di intrattenere i giovani in momenti di svago e socialità. Questi corsi infatti permettono alle ragazze e ai ragazzi di conoscere delle professionalità, che possono diventare dei lavori; attività in cui sono stati resi protagonisti, partecipi anche della trasformazione degli spazi scolastici che frequentano tutti i giorni.

A raccontarci questa esperienza delle Officine Zen, è Vivian Celestino, operatrice dell’associazione Handala e coordinatrice dei progetti delle Officine Zen. L’associazione opera nel quartiere ZEN a nord di Palermo ed è attiva anche in altri quartieri problematici del capoluogo siciliano, a favore dell’inclusione sociale, dei diritti, dell’istruzione, delle pari opportunità.
“Il progetto Officine Zen, diventato poi Officine Zen 2.0, nasce due anni fa, grazie al sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, che ci è stato finanziato per due annualità scolastiche – racconta Vivian Celestino -. Il progetto 2.0 è in corso e si concluderà a luglio. Quando abbiamo cominciato le quattro aule delle Officine Zen erano quasi vuote, abbiamo voluto che attraverso dei laboratori venissero arredate e personalizzate con gli interventi dei ragazzi e delle ragazze. Quindi abbiamo costruito armadi, loro hanno costruito delle librerie, delle mensole, degli attaccapanni, dei portacellulari, sia in legno che in stoffa, sia in Officina che nelle loro aule. Alcune cose le hanno pensate perché all’interno delle aule mancavano.”

“La cosa bella è che queste ragazze e ragazzi hanno scoperto anche di avere delle capacità che spesso la scuola soltanto con le materie classiche non riesce a far venire fuori – continua la coordinatrice delle Officine Zen -, quindi si sono ritrovati a ricamare, a cucire, senza distinzioni di genere. Abbiamo avuto ragazze che nella falegnameria sono state super partecipi e competenti, così come ragazzi che hanno scoperto passioni nella sartoria o nel ricamo. Abbiamo sempre dato quest’impronta al nostro lavoro. La metodologia è stata quella di lavorare in gruppi, anche piccoli, in modo tale da poter eseguire meglio i ragazzi e le ragazze. Abbiamo assecondato anche loro passioni o le loro richieste rispetto a dei progetti che abbiamo realizzato, come per esempio i marsupi e gli zaini personalizzati.”
“Hanno imparato varie tecniche di lavorazione dei materiali, in un’ottica sempre del riciclo. Abbiamo cercato di comprare i materiali strettamente necessari per svolgere le attività e molte cose le abbiamo recuperate e trasformate. Dentro le Officine è nata una piccola biblioteca – continua Celestino -, per ragazze e ragazzi che al momento conta circa 130-150 testi di letteratura. Abbiamo acquistato dei testi, il primo anno, confrontandoci con gli insegnanti di italiano, facendo una selezione grazie a delle persone esperte della nostra associazione. Il secondo anno abbiamo acquistato quello che i ragazzi e le ragazze ci hanno suggerito. Al momento abbiamo questa biblioteca scolastica con romanzi, manga, graphic novel e anche saggi, manuali legati anche al corpo e alla trasformazione del corpo in un momento così importante della loro vita e della loro crescita. Grazie a questi libri abbiamo potuto trattare i temi legati alle relazioni, all’affettività, al consenso, e alla scoperta di sè.”

“Abbiamo avuto ragazze che di fronte ai manuali per le ragazze, legati al loro corpo, all’inizio arrossivano o si vergognavano a parlare di alcuni argomenti, però poi ci facevano delle domande, si portavano i libri nel banco, se li leggevano, si confrontavano tra di loro. Tutte quelle domande che a volte non sapevano a chi fare – continua Celestino -. Un’altra cosa che abbiamo fatto alle Officine, nel bagno abbiamo messo una scatolina con gli assorbenti perché le ragazze venendo qui potessero trovarne a disposizione. Anche questo ha destato curiosità, poi l’hanno vista come un gesto di cura e di attenzione. Alle Officine Zen abbiamo un orto, una novità creata grazie a un altro progetto con ‘Orto Capovolto’, che ha coinvolto le bambine e i bambini delle quinte elementari. Tornando al progetto finanziato dai Valdesi, una parte del lavoro viene svolta nel quartiere, dopo le attività didattiche.”
Allo Zen, esiste lo “Spazio donna Zen” sempre gestito e curato dall’associazione Handala. Un luogo di incontro per le donne del quartiere, che permette loro di socializzare, svolgere attività creative e formative. “Sempre con gli esperti, le donne che seguiamo hanno creato degli arredi, cimentandosi in falegnameria e serigrafia, abbiamo montato dei video che raccontano le nostre attività. Diciamo che le Officine sono andate nel quartiere e hanno contribuito alla vita e alla trasformazione di alcuni spazi dello Zen”, continua Celestino.

L’Istituzione scolastica in che modo interviene?
“La scuola ci ha aiutato a creare un calendario in modo tale che tutti potessero fare dei laboratori, intersecando l’orario curriculare con quello delle Officine. Le Officine Zen sono a disposizione di tutti. La scuola utilizzava queste aule come deposito, noi le abbiamo ristrutturate con un finanziamento nel Ministero della Cultura, e poi sono state tenute in vita grazie ai finanziamenti della Chiesa Valdese”, spiega Celestino.
“La nostra collaborazione con l’Istituto Sciascia c’è da tanti anni, con l’attività delle Officine l’abbiamo orientata verso l’aspetto più formativo e creativo. Altri anni abbiamo svolto sempre con la scuola delle attività legate al video e alla fotografia, legandole a percorsi sugli stereotipi di genere. La collaborazione scuola e associazioni nel quartiere è una strada vincente – sottolinea la coordinatrice delle Officine Zen -, sicuramente è un sostegno che le associazioni riescono a dare, perché diamo un apporto importante che è non solo legato alla presenza di educatrici, di professioniste, di esperte, di persone creative che portano delle competenze nuove e variegate all’interno della scuola, quindi un approccio multidisciplinare che dentro la scuola a volte manca, tranne quando fanno musica o attività più creative. L’importanza sta piuttosto nel confrontarsi con altre persone, utilizzare strumenti, poter imparare facendo con un approccio della didattica che spesso nella scuola italiana manca. Un approccio che invece abbiamo visto come in tanti paesi europei funziona, avendo dei laboratori, imparando a confrontarsi con le cose, con i materiali, con le proprie possibilità; questo approccio sicuramente può dare tantissimi spunti e direzioni nuove alla vita di questi ragazzi e ragazze.”

Le ragazze e i ragazzi che strada scelgono dopo la scuola media?
“Spesso dopo la scuola media scelgono delle scuole professionali – spiega Vivian Celestino -, abbiamo avuto molte ragazze e ragazzi che continuiamo a sentire che invece hanno continuato col liceo o con altre scuole. La scelta delle scuole di formazione professionale è dettata da vari motivi, non soltanto una questione di pigrizia o di mancanza di voglia di fare, di studiare, di apprendere nuove cose, ma anche un problema strutturale di posizionamento del quartiere Zen 2 rispetto al resto della città. Abbiamo ragazzi che quest’anno si iscriveranno al liceo musicale, quindi dovranno viaggiare quasi ogni giorno per raggiungere il liceo musicale che si trova nel centro storico. Se pensiamo all’investimento di tempo che nella loro giornata comporta frequentare la scuola, capiamo quanto questo quartiere si trovi totalmente decentrato rispetto alle offerte e ai servizi. In questo momento c’è solo un autobus che si muove all’interno del quartiere e che arriva fino allo Stadio Barbera, poi dallo Stadio devi cambiare nuovamente mezzo. A volte impieghi anche un’ora di tempo, con i mezzi partendo dallo Zen per raggiungere il centro.”
“Un altro tema è legato alle possibilità che studiando hai, di condividere i momenti della tua vita con altre persone, di continuare a tenere non solamente le tue giornate occupate, ma al fatto di occuparle e riempirle con relazioni sane, possibilità di frequentare altre parti della città o riportare nel quartiere dove vivi tutto quello che scopri a scuola – continua la coordinatrice delle Officine Zen -. Questo per molti di loro è un limite, il fatto di sentirsi così distanti da una città che già offre poco in generale a questa fascia di adolescenti, e quel poco che c’è per molti di loro è quasi irraggiungibile. Gli spazi dove spesso si incontrano sono il centro commerciale o le sedi delle altre associazioni del quartiere dove hanno la possibilità di fare il doposcuola o di seguire laboratori creativi o di musica.”

L’impegno di Handala per le donne dello Zen
“L’associazione Handala nasce nel 2008 da un gruppo di educatori di strada che aveva lavorato proprio qui nel quartiere Zen – continua Vivian Celestino -, poi nel 2015 è nato lo ‘Spazio Donna Zen’, rivolto alle donne e alle ragazze del quartiere. Lavorando in strada o facendo attività sportive abbiamo intercettato queste figure educative molto forti, molto importanti che sono le madri, quasi sempre nel quartiere questo ruolo è affidato a loro. Da qui nasce l’idea di avere uno spazio in grado di supportarle nella crescita dei figli ma anche nella crescita di se stesse, nella scoperta anche in questo caso di capacità, di competenze. Abbiamo avuto delle donne che sono venute da noi per prendere la terza media perché avevano abbandonato gli studi, oppure che hanno imparato nel corso di sartoria a cucire o che fanno teatro da noi o hanno avuto la possibilità di frequentare con noi, di partecipare a spettacoli teatrali o mostre. Tutto questo ha arricchito le loro conoscenze. Ora abbiamo un gruppo fisso che frequenta le nostre attività e tante altre che ci piace dire sono di passaggio perché in questo passaggio prendono tanto dalla nostra esperienza, danno anche tanto perché riceviamo tanto da loro. Quando riescono a trovare un lavoro, siamo contente, è vero che non partecipano più come prima alle nostre attività, ma sappiamo che stanno costruendo altro per la loro vita.”

L’associazione Handala è presente allo Zen con lo “Spazio Donna”, e allo Zen 2 con le Officine all’Istituto comprensivo “Leonardo Sciascia”. Ne fanno parte sette operatrici fisse, tra cui due esperte, una di sartoria e una di teatro; le altre si occupano di varie attività, chi dello studio e della terza media, chi dello sport e dello sportello psicologico, chi della biblioteca dello Spazio Donna Zen. L’associazione lavora anche in altri quartieri di Palermo, come Ballarò e Kalsa, nel centro storico, con un gruppo di educatori ed educatrici di strada che fanno questo lavoro da diverso tempo.